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Proprio così, perché il termine “hall” in inglese sembra essere un vero e proprio asso pigliatutto, almeno quanto a significati.
Non ci avete mai fatto caso? Be’, la prossima volta che in un libro troverete scritto  “atrio”, “corridoio”, “anticamera”, “androne”, “ingresso”, “vestibolo”, “sala” o “salone”, sappiate che dietro a tutti questi termini c’è molto probabilmente il famigerato “hall”.
hallE dico famigerato perché si tratta di una vera e propria spina nel fianco per i traduttori, soprattutto se il contesto non aiuta a capire di cosa si tratta. Perché i significati in italiano non sono affatto interscambiabili e un conto è percorrere un corridoio, un altro entrare in un ingresso, ballare in un salone delle feste o cenare in una sala.
Sì, lo so, che se ve lo dico così a voi sembra che in fondo la questione sia chiarissima. Ma lo è, appunto, perché vi sto servendo, per così dire, la pappa pronta. Cioè, questo benedetto “hall” già tradotto in italiano, contestualizzato e con i verbi giusti accanto.
Invece noi traduttori ci troviamo con il testo in inglese che parla di un/una hall nella maggior parte dei casi senza avere davanti la piantina del luogo in questione, senza indicazioni, e quindi dobbiamo cercare di capire qual è il traducente giusto dai dettagli, dai particolari, andando a senso e, perché no, a fortuna. Se non ci credete, andate su Google e nel campo ricerca digitate la parola HALL, poi, come risultati, selezionate “immagini”. Visto?

La ragazza scomparsaSe in un testo il termine hall compare sempre in relazione a uno stesso ambiente, quando decidi che traduzione adottare è fatta. Il corridoio resterà corridoio per tutto il libro. Ma tempo fa mi è capitato un testo che ha messo a dura prova il mio intuito e pure la fortuna. Sto parlando di The Vanishing Girl di Sean Peacock, pubblicato da Feltrinelli con il titolo La Ragazza Scomparsa, un romanzo che parla di Sherlock Holmes da ragazzo e all’interno del quale la parola che più ricorre indovinate qual è? Bravi. Hall. Almeno una decina di occorrezze, sempre per ambienti diversi.

Vi faccio qualche esempio:

1) “Irene Doyle gasps. She is standing in the cavernous dining HALL of the Ratcliff Workhouse in Stepney in the East End of London, staring at a little boy.”
hall1In questo caso la soluzione è arrivata in modo semplice. “Dining hall” mi ha fatto subito pensare a quei grandi saloni con il soffitto altissimo e lunghi tavoli, un po’ come il salone di Hogwarts, e quindi l’ho tradotta con “cavernosa sala da pranzo”.

2) “The noise here, contained and echoing in the great HALL, is making it difficult for travelers to even hear themselves speak.”hall3
In questo caso si parla della stazione di King’s Cross. E precisamente della parte dove di solito si trovano i bar, i negozi, la biglietteria. E così ho deciso di tradurre la parola “hall” con “atrio”
“Il baccano, racchiuso e amplificato dal grande atrio, rende difficile alle persone persino sentirsi fra loro.”

3) “Platform 1 is all the way back down the HALL near where he entered”.
Dunque questa hall sarà ancora l’atrio della stazione? Secondo me no. Sembrerebbe un punto diverso. Magari qualcosa tipo la grande volta dove si trovano i binari nella Stazione Centrale di Milano. Oppure identifica un’area a parte rispetto a quella principale, dove ci sono altri binari, magari con una numerazione diversa? Quel “near” ammetto ha creato un po’ di dubbi. Perché ponendo che Sherlock sia entrato nell’atrio, allora la hall di cui l’autore parla adesso si trova “vicino” all’atrio e quindi non può essere l’atrio. Sì lo so, portate pazienza!
In mancanza di una piantina, io qui ho risolto con “Il binario 1 è in fondo alla stazione, vicino all’ingresso”.

4) Sherlock si introduce di nascosto in una grande villa in cima a una collina. Lasciamo perdere che il nome della villa è… indovinate?… Grimwood Hall, e vediamo come è fatta dentro questa inquietante dimora:
hall2“… a tall vestibule widens into a grand HALL”. L’autore, per non ripetere hall ha usato vestibule per identificare il primo locale che incontra Sherlock. Che è sicuramente un ingresso ma che io ho preferito tradurre con “vestibolo” perché mi dava più l’idea di uno spazio di passaggio, il quale si apre su… una sala?, un salone?, un atrio (di nuovo)? un ingresso? Dopotutto trattandosi di una grande costruzione, potrebbe tranquillamente avere un vestibolo seguito da un atrio, oppure aprirsi su una grande sala, o su un ingresso. Insomma, lo sa l’architetto cosa aveva in mente no? L’architetto e l’autore, ovvio. Noi traduttori dobbiamo ingegnarci. Io ho optato anche qui per ingresso.
“All’interno, un vestibolo dal soffitto alto si allarga in un grande ingresso.”
Anche perché da come procede la storia, questo spazio non sembra avere un’utilità particolare ma essere, appunto, solo un disimpegno, di quelli da cui partono i classici scaloni di marmo che vediamo in molte dimore ottocentesche.

5) “Well, the advantage she spoke of had to do with her father giving her anything she wanted, whenever she wanted, whether she asked him from India or sent a servant down the HALL.”
E qui “hall” a mio parere significa chiaramente “corridoio”, ma è più un caso in cui si indica una parte al posto del tutto e quindi ho scelto di trasformare la frase in qualcosa di più naturale per l’orecchio di chi legge.
“Be’… con vantaggi, intendeva che suo padre le concede quello che vuole ogni volta che vuole, che la richiesta arrivi dall’India o attraverso uno dei servitori in casa.”

Questo è il problema, quando una parola in inglese può avere tanti significati in italiano. E non è finita qui. Perché ce n’è un’altra che mi fa impazzire ogni volta che la trovo. Curiosi? Be’, sappiate che ha a che fare con la strada. Provate a indovinare qual è!