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Si avvicina il Natale. A seconda delle latitudini, lo sentite anche voi il profumo degli abeti? Lo scampanellio delle slitte? Lo scricchiolio della neve sotto i piedi? Il profumo del panettone? Avete anche voi le dita già appiccicose di strufoli? Vedete anche voi le luminarie sulle strade, le vetrine piene di oggetti scintillanti… e di libri?
Libri natalizi, libri che si vendono solo a Natale, libri pensati per i regali di Natale. Sapete a quali alludo. Quelli che compaiono solo in questo periodo dell’anno, finendo inevitabilmente in cima alle classifiche, senza che poi vi sia mai la certezza che vengano letti per davvero.
IMG_2921Insomma, le cosiddette strenne.
Intanto, giusto per dare una spolverata di cultura al post, sapete da cosa deriva il termine “strenna”? Dall’usanza romana di scambiarsi a fine anno ramoscelli benaugurali (quelli della arbor felix), situati nel bosco sacro della dea Strenia. Il termine, però, si è legato all’editoria solo più tardi, attorno al XIX secolo, quando cominciarono a venire messi in vendita componimenti in prosa e poesia proprio a ridosso di Capodanno.
Fine della parentesi colta.
Quali sono, dunque, le strenne oggi?
Ormai si sa, le dinamiche sono evidenti. Al primo accenno di luminaria, al primo soffio di gelo, alla prima nota di una carola, ecco che le librerie si animano di proposte ad hoc. Sempre le stesse. Tanto che potremmo suddividerle in due categorie precise:

Le strenne oneste: sono, per intenderci, quelle con la parola “Natale” scritta sopra. Quelle che escono a Natale perché parlano del Natale. Quelle con la copertina rossa; al massimo con qualche accenno di oro Re Magio o di verde abete. Sono quelle che parlano di magia, buoni propositi, ricette per pranzi o cenoni. O che, al contrario, ironizzano sulle feste, sulle riunioni di famiglia, sulle corse ai regali. Sono i romanzi con la neve in copertina. Sono quelli che non compreresti mai in nessun altro periodo dell’anno e che hanno la loro ragione d’essere proprio ora, tra la vigilia e l’Epifania. Sono i libri che compri per te o che regali a chi vuoi viva ancora meglio un momento di gioia, di relax e di festa. Spesso sono i libri per chi legge e ama farlo seguendo il ritmo delle stagioni, della vita. PS: tutte le foto sono, ovviamente, di strenne oneste.IMG_2925

Le strenne furbe: sono, innanzitutto, quelle che, in generale, non parlano del Natale ma chissà com’è invadono le librerie e gli scaffali dei supermercati solo a partire da fine novembre. Le più sfacciate e sicure di sé anche più in là. Sono quelle che al supermercato ritrovi a pile di trenta, miracolosamente stabili, vicino alla capanna del presepe e ai fiocchi di stagnola dorata. Quelle presenti ovunque, sui giornali, sui quotidiani, nelle trasmissioni televisive. Quelle che se avessero le gambe ti salterebbero direttamente in braccio al grido di “Eccomi, sono il regalo perfetto per tua nonna, tua zia, la tua vicina di casa”.
Le strenne furbe poi, sono talmente furbe da dividersi in numerose sottocategorie. Come riconoscerle? Facile. Sostituite all’aggettivo “furbe”, l’aggettivo “VIP”. Se l’equazione non cambia, allora siete in presenza di una strenna furba DOC.
Vediamo nel dettaglio:

Innanzitutto ci sono i libri VIP, tali in quanto scritti da VIP. Quelli, per intenderci con il ritratto dell’autore davanti. Avete presente, lo so. Ed è sorprendente come questi VIP (o le loro case editrici) vengano colti dall’irresistibile desiderio di rivelarsi, confidarsi e avvicinarsi al loro pubblico proprio all’inizio dell’estate (dopotutto stanno cazzeggiando su qualche spiaggia tropicale e si sa, la mente si rilassa, divaga, affiorano ricordi, esperienze, le idee insomma fioccano), cioè nel momento esatto in cui i tempi editoriali permettono di scrivere (o far scrivere) un libro che, guarda caso, uscirà giusto giusto per Natale? E quindi trasformarsi per il regalo perfetto per la nonna che guarda sempre quella tale trasmissione, per la cugina che va matta per quella certa fiction, per il fratello che non si perde mai una partita della tale squadra. Il tomo di solito ha dimensioni contenute, ma la foto in copertina, la rilegatura super lusso e, forse, anche il contenuto, ne giustificano (più o meno) il costo elevato.

Poi ci sono i libri con la foto dei VIP dietro. In versione più pudica. In questo caso il messaggio è più subliminale. Il VIP, che non vuole vendere (sfacciatamente) se stesso, scrive di solito un libro non su di sé ma su altro. Un esempio eclatante è il classico libro del giornalista che approfondisce temi politici, che sfruguglia nei segreti delle alcove, che propone il libro di ricette delle mamme dei premier e via dicendo. Le dimensioni del tomo variano, il prezzo di solito no. Anzi, direi che è direttamente proporzionale, e talvolta cresce in modo esponenziale, rispetto al numero di fascicoli che compongono il libro.

Al terzo posto ci sono i ricettari VIP. Non quelli che parlano di ricette di Natale, a cui ho già accennato nelle strenne oneste, ma che uniscono due elementi, o più, di quelle furbe. Per esempio i VIP in copertina e il tono da confidenza/rivelazione, dove, mentre vi insegnano a fare le frittelle di caviale su meringa destrutturata, vi raccontano della loro infanzia nelle langhe, in Val Brembana, tra le anguille di Comacchio. Oppure vogliono condividere il ricettario della nonna, quello della bisnonna, quello della maestra elementare che, in un impeto di generosità tardiva, pentendosi di tutte le volte che li aveva costretti a scrivere “che noi cocessimo, che voi coceste, che essi cossero…”, gli ha lasciato in eredità le sue memorie culinarie. Qui le dimensioni dei tomi sono di solito un bel venti per venti, cartonato, patinato, corredato di foto d’autore. Prezzo coerente. Oppure c’è la versione minimalista, quella del ricettario che vuol passare per romanzo, quindi con fogliazione modesta, copertina con foto ma senza ostentazioni. Prezzo coerente (con il nome del VIP).

E come non citare i romanzi VIP, di autori affermati che trovano il guizzo creativo, l’ispirazione, l’idea ogni anno più o meno nello stesso periodo, cioè quello che, dopo una gestazione di nove mesi, permette di scodellare il pargolo proprio al primo rintocco di campanella o alla prima fugace apparizione di un torrone o di un candito? I romanzi in questione, di solito, non hanno nulla a che fare con le ricorrenze e le festività. Anzi, spesso sono romanzi sofferti, sofferenti, pieni di persone in crisi di identità, o che cercano il significato della vita. Quindi non esattamente la compagnia perfetta con cui trascorrere qualche bel pomeriggio davanti al camino. Ma l’autore VIP è pur sempre VIP e il volume può avere un minimo di centocinquanta pagine, carattere 24, interlinea doppia e margine 4, oppure seicento pagine, carattere 8, interlinea uno e margine 0,5, in questo caso non ci sono regole. Il costo, invece, rimane VIP Standard. Quindi non meno di diciotto, venti euro e già vi va bene.

IMG_2940Potrei andare avanti, ma credo di avervi già indicato la cosa più importante, e cioè il criterio con cui individuare, smascherare, distinguere le strenne furbe da quelle oneste (sì, la parola magica è VIP).
Il criterio di scelta con cui acquistare le strenne, invece, è liberissimo. E non lo nego, ogni tanto a volte l’acquisto di una strenna furba scappa anche a me, ma solo perché penso che possa realmente piacere a chi la regalerò o perché penso che piacerà a me leggerla.
L’importante è agire con consapevolezza.

E voi? Cosa ne pensate dei libri che affollano le librerie in questi giorni? Li regalate? Con che criterio?