La TraduCuriosità: Sembra facile!

Tradurre è divertente. Chi lo dice? Io!
Certo, se devi tradurre testi complicati, impegnati, intellettuali, di destra, di sinistra, di denuncia, di approfondimento e chi più ne ha ne metta, un po’ il divertimento te lo devi andare a cercare. Devi trarre soddisfazione dalla gioia di aver scelto la soluzione giusta per tradurre quella frase con una principale e quattro secondarie (e in inglese è un’impresa trovarla, figurarsi tradurla). Devi godere silenziosamente del brivido proibito che ti scuote quando trovi LA parola che rende alla perfezione quel neologismo anglosassone che nessuno conosce e nessun dizionario riporta. Devi esultare fra le quattro pareti del tuo studio, salotto, ripostiglio quando sfiori per la prima volta con i polpastrelli la copertina seria e un po’ noiosetta dell’edizione italiana su cui hai sputato sangue per mesi.
Oppure.Zartog5
Oppure puoi divertirti in modo più spensierato e un tantino folle traducendo i giochi di parole contenuti nei libri per bambini.
Sì, perché tradurre libri per bambini è un vero bootcamp per traduttori. Un percorso a ostacoli dove gli ostacoli non sono da saltare ma da afferrare, rivoltare, manipolare e trasformare in qualcosa di completamente diverso eppure perfettamente esatto.
Un ostacolo pensato dall’autore perché tu, traduttore, debba passarci le giornate sopra. Ragionando, inventando. Mentre ti lavi i denti, mentre guidi, mentre fai la fila alla cassa, mentre guardi Masterchef.
Il gioco di parole del libro per bambini è un perfetto connubio di divertimento e difficoltà. In cui l’autore sembra aver pensato: cosa posso scrivere per rendere difficile la vita al mio traduttore italiano? Che gioco di parole posso escogitare, che in italiano non esiste, che tradotto letteralmente non ha nessun senso, per cui lui dovrà sudare sette camicie per venirne a capo?
Avevo detto che tradurre i libri per bambini è divertente vero?
E infatti, nonostante questa piccola digressione, lo è.
ZartogTempo fa ho partecipato a un laboratorio di traduzione organizzato dall’agenzia Herzog. Il docente, Michele Piumini, ha portato in aula un estratto da un libro per bambini che si intola Zartog e il magico telecomando. Età di lettura consigliata: 6 anni. Età di traduzione consigliata… diciamo un connubio fra matura consapevolezza e giovane inventiva. Che se no, rischi che i giochi di parole non li noti neppure.
Dunque, Zartog è un bambino che proviene da un altro mondo e che grazie a un telecomando magico giunge sulla Terra, un pianeta strano. Dice l’autore:

IT WAS A STRANGE PLANET WHERE NOSES RUN AND FEET SMELL.

Herbie Brennan (per altro famosissimo autore di saghe fantasy e di giochi di ruolo) doveva avere in mente i suoi traduttori, quando ha pensato a questa frase. Non può essere altrimenti. Ditemi,
la vedete? La vedete la difficoltà?Zartog1
La terra era un pianeta dove i nasi sgocciolano e i piedi puzzano. Eh be’, come negarlo? Ma no, qui il problema è un altro. E lo si vede solo osservando bene l’inglese. Guardate, guardate.
Avete guardato?
Quindi?
Esatto! In inglese avviene un fantastico incrocio semantico! I piedi fanno quello che dovrebbero fare i nasi e i nasi quello che dovrebbero fare i piedi. Perché è ovvio che i nasi odorano e i piedi corrono, no? Invece sul pianeta terra, i nasi corrono e i piedi odorano.
Solo che il traduttore NON PUÒ tradurlo così, perché se in inglese l’incrocio semantico funziona, in italiano no. Perciò bisogna trovare una soluzione.
E qui scatta il divertimento.
Perché per fortuna la traduzione non deve essere sempre, pedissequamente, tristemente, banalmente aderente al testo. Il traduttore si può prendere qualche licenza poetica, qualche libertà, diciamo (ché la traduzione viene considerata opera d’ingegno, quindi usiamolo questo ingegno!).
Così, durante il laboratorio ci siamo scatenati. L’importante era rispettare il meccanismo della frase: due azioni che rispettino l’incrocio semantico, mantenendo un senso logico, con un risultato vagamente buffo.
Michele presenta questo testo tutti gli anni, perché offre tantissimi spunti di riflessione (non penserete che i giochi di parole nella storia finiscano qui!). E con l’andare del tempo ha raccolto tantissime soluzioni possibili. Alcune che rispettano l’incrocio semantico, altre no, ma tutte molto brillanti.
Prima però vi dico quella che è stata pubblicata:

ERA UNO STRANO PIANETA DOVE IL TEMPO SI AMMAZZA E I DUBBI SI NUTRONO.

Carina vero? Forse un pochino troppo sofisticata, come concetto, per un libro da seienni. Ma lo stesso brillante.
Ma andiamo avanti e scateniamoci. Ecco un elenco di alcune delle soluzioni pensate nei vari laboratori, nel corso degli anni. Grazie a Michele che mi ha passato il file, permettendomi di condividere questo materiale.
Allora:

ERA UNO STRANO PIANETA

dove le orecchie fischiano e i cervelli fumano
dove le gatte covano e le galline fanno il brodo
dove i denti ballano e gli occhi brillano
dove si hanno i nodi in gola e i cerchi alla testa
dove i rubinetti perdono e le scommesse si aprono (geniale, la mia preferita!)
dove i sassi parlano e i muri hanno le orecchie
dove i tavoli hanno le gambe e i televisori i pollici
dove si ha la pelle d’oca e un freddo cane
dove non ci si vede dalla fame e si mangia con gli occhi
dove il vino invecchia e i vecchi inacidiscono
dove si ingoiano i rospi e si saltano i pasti
dove i capelli imbiancano e i denti anneriscono (questa era la mia!)

Zartog3Divertente vero? Soprattutto perché i giochi come questo ti fanno riflettere sulla tua lingua. Te la fanno osservare in modo creativo. Ti obbligano a manipolarla per assecondare le esigenze espressive di un libro.
E voi, vi vengono in mente altre soluzioni? Quale avreste scelto? Provate a giocare con questa frase, vediamo cosa salta fuori!

2 risposte a “La TraduCuriosità: Sembra facile!”

  1. Edy! Seguo la tua rubrica Traducuriosità. E adesso faccio attenzione a tutto. Ed essendo mamma a tempo pieno, guardando cartoni animati in lingua inglese, e a volte in italiano, ho osservato molte cose interessanti. Ho dedicato un post ad un episodio in particolare di un’animazione russa, che gli italiani e gli americani hanno tradotto in modo lievemente differente. Ed ho pensato a te! Bravissima Edy! E grazie per questa opportunità di riflessione ed osservazione nel mondo delle traduzioni e delle lingue che da sempre mi affascina!
    Un abbraccio!
    Marina
    http://www.masmemarina.blogspot.it/2015/02/m-come-masha.html

    • Edy Tassi ha detto:

      Marina, hai ragione. Se si sta attenti, si trovano piccole chicche ovunque. Ed è divertente andare a curiosare come erano gli originali, come sono stati tradotti in lingue diverse. La traduzione è una materia davvero affascinante!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *