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OliviaGuilty Pleasure: il mio tallone d’Achille letterario, le letture a cui non so resistere

Oggi, il manuale di cui vi parlo mi fa sentire decisamente meno “guilty” del solito. Perché si tratta di un manuale sulla traduzione. O meglio, un manuale sui traduttori. Scritto da un’amica che, con oltre duecentocinquanta (duecentocinquanta!) traduzioni under her belt può considerarsi a pieno diritto un’esperta.
Innanzitutto una precisazione: INCATENATI ALLA TASTIERA, di Olivia Crosio non insegna a tradurre. E questo lei lo specifica sin dalla prima riga. Quindi niente regole di grammatica, niente elenchi di phrasal verbs, niente sermoni su calchi o errori di interpretazione. Questo è un libro su cosa significhi fare il traduttore e che tipo di vita fa un traduttore. Quali sono le insidie di questa professione e come aggirarle nella quotidianità.
È un libro che si legge d’un fiato perché Olivia, oltre a essere una bravissima traduttrice, è anche una scrittrice, e si vede. Soprattutto, Olivia è un’entusiasta che probabilmente ama il suo lavoro di un amore vero. Come una moglie/compagna/fidanzata capace di prendere le distanze dal proprio marito/compagno/fidanzato quel tanto che basta per vederlo per quello che è: imbolsito e un po’ pelato e prenderlo bonariamente in giro per questo, ma amandolo lo stesso al punto di non poter fare a meno di lui.

Una traduzione e un romanzo di Olivia

Una traduzione e un romanzo di Olivia

traduttore

Una scrivania tipo

Le sue osservazioni sono così puntuali e reali, che più volte ho avuto la sensazione che Olivia parlasse di me. Anzi, ho provato una sorta di esperienza extracorporea per cui sapevo che il libro non lo avevo scritto io, ma allo stesso tempo solo io avrei potuto raccontare con tanta precisione le mie giornate e il mio lavoro. Quindi uno degli aspetti divertenti di questo volumetto è che la maggior parte dei traduttori si riconoscerà nelle parole di Olivia. E già questo è un risultato. Ottenere che la categoria di cui si parla, si riconosca nella descrizione.
E a proposito di descrizione. Messo così nero su bianco, noi traduttori siamo davvero un paradosso ambulante. Organizzati, ma procrastinatori. Con un tanto tempo libero di cui approfittare, ma spesso perennemente incollati a pigiama e pantofolone. Autonomi ma con un sacco di zavorra famigliare da gestire. Con tutta una casa a disposizione, ma spesso senza uno spazio definito in cui lavorare. Traghettatori di parole altrui ma con un proprio libro nel cassetto. D’altra parte, questo lo si capiva sin dal titolo. Con quell’ INCATENATI che a seconda di dove cade l’accento può apparire come una condanna o un’esortazione. Ogni traduttore scelga l’interpretazione che preferisce.
E voi che non siete traduttori? Be’, se volete diventarlo, oltre a frequentare un corso dove vi insegnino tutto quello che serve sapere su phrasal verbs, calchi e compagnia bella, leggete questo libro. Sapere cosa vi aspetta potrà risultare molto utile per dribblare scampanellate impreviste da parte di amici, comprare un lucchetto per il frigo, scegliere per tempo se mentre lavorate preferite la compagnia di un cane o di un gatto. Perché come si dice… aspirante traduttore avvisato, aspirante traduttore mezzo salvato!

Incatenati alla tastieraOlivia Crosio, Editrice Bibliografica.
“Questo piccolo manuale di sopravvivenza per traduttori vuole affrontare i problemi quotidiani di chi ha scelto questo mestiere, spesso più complessi di quelli creati dal testo in lingua originale. Stiamo parlando di illusi e illuse che hanno deciso di lavorare in casa convinti, così facendo, di poter godere di più flessibilità e tempo libero. Pia illusione, appunto.
Come difendersi dalla vita domestica quando si ha l’ufficio in casa? Come non farsi sopraffare dalla pigrizia, dalla solitudine, dalla tentazione di posticipare e di chiudersi, dai famigliari invadenti, dai bambini piangenti, dai pasti da cucinare, dalla voce suadente del frigorifero che invoca Aprimi, aprimi?
Per essere un bravo traduttore occorre invece soprattutto vivere, uscire, conoscere, sapere. È necessario ricercare e documentarsi in continuazione, perché gli argomenti sono infiniti. Insomma, in equilibrio perenne tra le pentole che ribollono in cucina e l’ora di uscita di scuola dei figli, chi sceglie questo lavoro difficile, oscuro, mal pagato e privo di riconoscimenti ufficiali può approfittarne per farsi una buona cultura generale e metterci, quando il testo lo consente, anche un po’ della propria personalità.”