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IMG_3364Grace guidava la sua Mercedes, tamburellando con le dita sul volante. I braccialetti di Tiffany tintinnavano al ritmo della musica, mentre lei ruminava una gomma da masticare, facendo scoppiare un palloncino color Big Babol dietro l’altro.

Cosa sono “Mercedes”, “Tiffany” e Big Babol?
Esatto, delle marche. Sono nomi propri di cose.
La frase, però, che ho scritto a puro titolo esemplificativo, avrebbe funzionato anche senza. Guarda:

Grace guidava, tamburellando con le dita sul volante. I braccialetti tintinnavano al ritmo della musica, mentre lei ruminava gomma da masticare, facendo scoppiare un palloncino dietro l’altro.

Quindi, quello di cui ti voglio parlare oggi è un elemento facoltativo della scrittura, che in quanto tale, va trattato con attenzione.
Mi riferisco alle LOCALIZZAZIONI.
Il termine localizzazione si riferisce a un qualsiasi elemento o dettaglio che connoti in modo preciso un luogo, un periodo, un momento storico o sociale. E come nel mio esempio, una tipica localizzazione sono le marche. Il nome di certe macchine, di certe apparecchiature elettroniche, addirittura di certe caramelle. Oppure il nome di attori, cantanti, riviste.
Fino a poco tempo fa le localizzazioni non si usavano molto nei romanzi, ma oggi sono molto frequenti. Facci caso. Quanti libri, soprattutto di chick-lit ne contengono? Tantissimi. Si tratta però di un elemento insidioso, che può abbellire la prosa ma anche penalizzarla. Le localizzazioni infatti regalano una nota di colore, di attualità. Se in un romanzo inserisci canzoni, romanzi o titoli di opere teatrali, stimoli (si spera) i lettori ad andare a vedere di cosa stai parlando. Ma se la storia diventa una specie di catalogo di articoli per la vendita online, il rischio è di rendere molto pesante la storia e, soprattutto, di renderla troppo connotata da un punto di vista temporale. Immagina di mettere in mano alla tua protagonista un certo modello di telefonino, e zac!, ecco che nel giro di un anno il tuo romanzo saprà di vecchio.
Quindi stai attenta. Meglio scegliere localizzazioni “universali” e in particolar modo, scegli marche generiche, senza scendere nei dettagli dei modelli. Certo, ci sono articoli di lusso che più invecchiano e più fanno figo, quindi lì puoi anche scendere nel dettaglio: una Mercedes? Magari una Pagoda. Un Rolex? Magari il Submariner. Il lusso si sa, va sempre di moda e invecchiando migliora. Ma per il resto, attenzione.

E attenzione soprattutto se invece di scrivere un romanzo stai traducendo un testo da un’altra lingua. Perché è lì che le localizzazioni si fanno più insidiose.
Vuoi un esempio? Eccolo qua!Parla con me
Prendi questa frase, tradotta da Talk Dirty To Me di Dakota Cassidy, che in Italia è uscito con il titolo Parla con me.

“Non sarebbe un bello scandalo nella cara vecchia Plum Orchard? Un processo… magari finiresti anche su Verissimo.”

Letta? Bene, adesso dimmi se c’è qualcosa che ti suona fuori posto.


Ti aiuto. Non è una delle prime sedici parole.
Una delle regole della traduzione è che, in caso di localizzazioni, bisogna evitare che la localizzazione risulti straniante per il lettore e che induca a interrompere la lettura perché è incomprensibile. Un classico esempio è quello del nome di un attore in una frase tipo: era brutto come… Ecco, se lì c’è il nome di un attore o di un personaggio televisivo che chi legge non conosce, la similitudine andrà persa perché il lettore non potrà mai farsi un’idea esatta di cosa intendeva l’autore e di che tipo di bruttezza parlava, a meno di interrompere la lettura e fare una ricerchina veloce su internet.
Come devi regolarti quindi?
Torniamo all’esempio.
Siccome Verissimo è un programma italiano, dubito che una causa intentata in un paesino americano possa diventare argomento di una delle sue puntate. O che una ragazza americana possa inserirlo in un dialogo con un’amica. In questo caso infatti al mio orecchio la sostituzione risulta ancora più straniante e volendo anche un po’ surreale.
Ma com’era la frase originale?

“Wait that be something here in lil’ Plum Orchard? A Trial. Maybe you might even end up on TruTV.”

Prima riflessione: TruTV è un’emittente televisiva, non un programma (ma questo è un dettaglio da traduttrice tignosetta).
Seconda riflessione: in America non esiste Verissimo, che è una trasmissione italiana. Tradurre TruTV con Verissimo equivale a tradurre Ultra Music Festival con Festival di Sanremo, basandosi solo sul fatto che si tratta di due manifestazioni canore. Sono due cose diverse, fanno parte di due culture diverse e non hanno nulla in comune se non il fatto che si suona.
Cosa puoi fare dunque se ti capita un caso come questo?
A mio parere, con le localizzazioni puoi procedere in tre modi:

Uno: in Italia quella cosa (programma televisivo, marca di caramella, testata giornalistica ecc…) è conosciuta con il suo nome originale. Squilli di trombe, tutti contenti, si lascia la parola così. Nessuno infatti tradurrebbe New York Times o Bake Off o M&M’s in italiano perché si sa che sono, rispettivamente, un quotidiano, una trasmissione, degli snack a base di zucchero, cioccolato e noccioline. E se qualcuno non lo sa è solo una sua lacuna, non un limite imposto da un tipo di cultura, ambiente, background diverso.

Due: in Italia quella cosa è sconosciuta ma per fortuna ci sono un equivalente, un’alternativa noti. Bene, qui la traduzione permette una piccola licenza poetica. Se si parla di una caramella, basta trovarne una più conosciuta con le stesse caratteristiche. Se si parla di un programma televisivo, basta trovarne un altro simile conosciuto anche in Italia. Parlando di TruTV, si poteva sostituire con FoxCrime, giusto perché “Crime” richiama i tribunali ed è conosciuto anche se, a voler essere sempre tignosi, FoxCrime è un canale italiano. L’importante però è che usando FoxCrime si mantiene l’aura anglosassone, come scelta è plausibile e non crea straniamento. Magari, a cercare un po’ su internet potresti anche trovare un canale o un programma ancora più adatto.

Tre: in Italia quella cosa è sconosciuta e anche se ti scervelli per trovare un programma simile, una marca simile, un attore che calza per il contesto, proprio non ti viene in mente nulla. Hai interpellato colleghi, hai setacciato il web. Inutilmente. Ok, allora, piuttosto che ricorrere a localizzazioni troppo “locali” che creerebbero perplessità, il mio consiglio è: evita le localizzazioni. Mi piace molto di più un magari finiresti anche in televisione, piuttosto che il riferimento a una trasmissione che sa troppo di Italia.
Perciò, attenzione. Se il riferimento è oscuro (tanto che anche tu devi andare a cercarne il significato) e non ci sono alternative coerenti, io eviterei di optare per il km 0 e piuttosto lascerei la descrizione generica.

E a te è mai capitato di trovare riferimenti difficili da tradurre? Vuoi farci un esempio?
O di leggere romanzi in cui ti sembrava che qualcosa non tornasse?