Ma quanti libri compri?!

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IMG_2512Uno dice, vado in libreria a comprare un libro.
E fin qui, nulla di male. L’editoria è in crisi, non legge nessuno (il 57,7% degli italiani, nel 2016 non ha letto nemmeno un libro… ma come fanno, mi dico io, come?!), le librerie scoppiano ma nessuno ci entra a meno che sia Natale, per comprare l’ultima biografia del vip di turno scritta probabilmente da un ghostwriter. Quindi bene, no?, se uno dice vado in libreria a compare un libro.
Il problema è se lo dici oggi, e poi domani, e poi dopodomani.
Il problema è se UN libro a un certo punto diventano DUE libri, TRE libri.
Il problema è se vado in libreria diventa vado in libreria E su Amazon E su Kobo E al Libraccio. Continua a leggere

La TraduCuriosità: In vacanza nello… Stato delle Pesche!

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peaches-2892013_1920E se vi dicessi che quest’anno andrò in vacanza nello Stato delle Pesche?
Che non è un cugino di secondo grado della Terra dei Cachi di Elio o un pronipote della Repubblica delle Banane di cui parlano spesso i politici. E non significa che andrò in pellegrinaggio tra i coltivatori di drupacee dell’Emilia Romagna.
Perciò, se mi state già vedendo con cappello di paglia in testa, un cesto a tracolla, tra filari di alberi carichi di frutta, pronta ad affettare nettarine in una bacinella di sangria, be’, siete proprio fuori strada. Continua a leggere

Scrivere Rosa

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Scrivere RosaGuilty Pleasure: il mio tallone d’Achille letterario, le letture a cui non so resistere

«Ciao, ti va di scrivere un manuale?»
Così è partita la telefonata tra me e Alessandra Selmi, editor della Editrice Bibliografica.
Ora, qualcuno stava davvero chiamando ME, per chiedermi di scrivere un manuale?
Io?
Un manuale?
Andiamo.

Ovviamente ho risposto di sì.
Voglio dire, chiedere a me, se mi va di scrivere un manuale è un po’ come chiedere a un coccodrillo se gli va di mangiarsi una zebra. O a una cosplayer del Trono di Spade se le va di incontrare Jon Snow. Continua a leggere

Guilty Pleasure: Incatenati alla tastiera

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OliviaGuilty Pleasure: il mio tallone d’Achille letterario, le letture a cui non so resistere

Oggi, il manuale di cui vi parlo mi fa sentire decisamente meno “guilty” del solito. Perché si tratta di un manuale sulla traduzione. O meglio, un manuale sui traduttori. Scritto da un’amica che, con oltre duecentocinquanta (duecentocinquanta!) traduzioni under her belt può considerarsi a pieno diritto un’esperta.
Innanzitutto una precisazione: INCATENATI ALLA TASTIERA, di Olivia Crosio non insegna a tradurre. E questo lei lo specifica sin dalla prima riga. Quindi niente regole di grammatica, niente elenchi di phrasal verbs, niente sermoni su calchi o errori di interpretazione. Questo è un libro su cosa significhi fare il traduttore e che tipo di vita fa un traduttore. Quali sono le insidie di questa professione e come aggirarle nella quotidianità. Continua a leggere

Meglio un autore… morto

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requiemIn realtà, la battuta completa sarebbe:
«Qual è l’autore migliore per un traduttore?»
«Quello morto.»
Così almeno intitola spiritosamente un suo post Sophie Képès, parlando delle possibili difficoltà che incontrano i traduttori.
Ma da cosa nasce questa battuta?
Principalmente dal fatto che un autore, che per definizione è un tizio un po’ malato di protagonismo, se no non penserebbe che le sue parole meritino di essere tramandate ai posteri, teme sempre che nella traduzione si perdano elementi fondamentali, insostituibili, vitali della sua opera.
Principalmente, l’autore pensa che nessuno possa capire la vera essenza del suo libro, tranne lui (e quei centomila, duecentomila lettori minimi sindacali che spera di accalappiare, i quali però leggono le sue parole così come lui le ha scritte, senza filtri o interferenze ingombranti). E che quindi, per definizione, non esista alcun traduttore abbastanza in gamba da coglierla, figurarsi trasferirla in un’altra lingua. Continua a leggere

I personaggi non sono biscotti

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StampinoNei libri, come nelle ricette, il segreto perché riescano è avere buoni ingredienti.
E uno degli ingredienti più importanti di un libro sono senza dubbio i personaggi.
Da quando ho cominciato a scrivere, anche io ho sempre cercato di creare personaggi interessanti, vivi, credibili. L’equivalente culinario, insomma, dell’uovo raccolto fresco, delle zucchine dell’orto biologico, dell’olio appena spremuto che ti porta l’amico. Perché come si capisce quando stai spalmando su una fetta di pane la marmellata fatta in casa con i lamponi appena raccolti o il miele dell’apicoltore di fiducia, così sono convinta che si capisca subito se i personaggi di un libro sono veri. Unici.
Il peggior nemico quindi di chi vuole creare personaggi così è lo stereotipo. Il cliché. L’effetto stampino. Continua a leggere

Dieci parole nuove…

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… di settembre.

Eccomi al secondo appuntamento con le dieci parole nuove. In questi mesi ho rallentato un po’ la lettura in inglese, perciò la rubrica ha subito una piccola battuta di arresto, ma ora ecco qui! Voi le conoscevate?

to speak with a plum in the mouth: il modo di parlare impostato degli inglesi di ceto più elevato, che in certi casi fa pensare abbiano in bocca proprio una prugna. Continua a leggere

Non è tutto oro quello che luccica

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… o forse sarebbe meglio dire che non tutti i coffee cake sono torte al caffè.

Il caffè delle donneDi recente, mentre leggevo Il caffè delle donne*, un romanzo di Ann O’Loughlin, mi sono imbattuta in un passaggio in cui si parlava di una torta al caffè, che la proprietaria del locale si accingeva a servire alle sue clienti. E subito nella mia testa è suonato un campanello.
Ecco il passaggio, all’inizio del capitolo 10:

Ella tagliò la torta al caffè in grosse fette, premurandosi di mettere su ciascuna una buccia di arancia candita.

Curiosa (tignosamente curiosa, come tutti i traduttori) e non del tutto certa che l’abbinamento arancia/caffè fosse così gradevole, sono andata a cercare la versione originale. Che è questa:

Ella cut thick slices of coffee cake, making sure to press a candied orange slice into the icing. Continua a leggere